testata dell'araba fenice danza
   
   
 
La scelta del nome della nostra associazione si è rivelata semplice per ciò che la Fenice rappresenta: morte, trasformazione e rinascita.
Questo è ciò che accade nello studio danza: attraverso la ricerca e la scoperta di nuove possibilità di movimento, la ricerca del proprio equilibrio, l'imparare a dosare l'energia, l'educare il corpo ad entrare in sintonia con una melodia o un ritmo, ci induce a trasformare non solo il corpo ma anche la psiche. Il nostro corpo muore nel suo esistere nel movimento quotidiano, così come lo conoscevamo, per rinascere trasformato in un nuovo corpo di cui siamo più padroni, un corpo più potente, tonico ed elastico in grado di costruire un sano collegamento tra l'interno e l'esterno. E' l'acquisizione di una nuova consapevolezza.
   
 
 
SULLE ALI DELL' ARABA FENICE
di
Mariagraziella Belloli .
   
 
I simboli ci accompagnano, ci aprono le porte del loro reame
che si chiudono dietro di noi senza che spesso ne abbiamo avuta la chiave...
   
 

In tutte le tradizioni umane ed in qualsiasi luogo del mondo l’immagine dell’uccello si identifica con quella della leggerezza e dell’essenza degli esseri e delle cose, tuttavia esiste, nelle leggende di tutti i popoli, sin dai tempi più lontani, un affascinante volatile chiamato 'Fenice' che incarna in modo speciale questi temi. E’ un uccello immortale, unico esemplare al mondo, che muore autocombusto e rinasce dalle proprie ceneri, secondo la leggenda, dopo aver vissuto almeno 500 anni.
Secondo l’antica cosmogonia egiziana, la Fenice rappresenta l’anima del sole, motivo per cui viene rappresentato con il disco solare sul capo e chiamato 'bennu', termine che deriva dal verbo 'splendere'. "Io sono il Bennu, l’anima di Ra, la guida degli Dei … la Stella del mattino” recita un’antica scritta. Nel mito egizio della creazione, il bennu fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale, che sorse dal caos delle acque, generato dalle fiamme di un albero sacro ed il suo canto era talmente divino che il dio Ra arrestava la sua barca per ascoltarlo.

 
immagine dipinto antico egiziano raffigurante il bennu
 
La bellezza delle sue piume dai bagliori di fuoco celebrava la vampa da cui era nato e nel quale risorgeva danzando in un nido di cannella e mirra. Già in questa narrazione la Fenice ( o il Fenice, come viene connotato in varie lingue, tra cui il francese) è il simbolo del fuoco inteso come spiritualità universale, purificatore e guaritore.
Dall’Egitto il volo della fenice si è diretto, immaginificamente, verso Roma dove il poeta Ovidio ne racconta la particolare esistenza nelle sue “Metamorfosi”; la Fenice primigenia, giunta alla veneranda età di 500 anni, termine ultimo di
 

ogni sua vita, depose le sua membra in un nido di incenso e cannella costruito in cima ad una palma o a una quercia e spirò. Dal suo corpo nacque immediatamente un'altra Fenice che, divenuta adulta, trasportò il suo nido nel tempio di Iperione, il Titano padre del dio Sole da dove il rituale della morte/rinascita continuò per sempre.

Una storia particolarmente suggestiva invece ci viene raccontata nella tradizione ebraica dove la Fenice viene chiamata 'Milcham'. Dopo aver mangiato la fatidica mela, Eva, gelosa della immortalità delle creature del giardino dell’ Eden, convinse gli animali a mangiare a loro volta il frutto proibito in modo che seguissero la sua sorte. Tutti gli animali lo fecero ad eccezione della Fenice che Dio compensò trasportandola in una città fortificata dove avrebbe potuto vivere senza pericoli per mille anni. Alla fine di questo periodo l’uccello bruciava e risorgeva dalle proprie ceneri attraverso un uovo, essenza del nuovo volatile nel cui guscio il vecchio esemplare si era ritirato.

Gli scrittori cristiani del Medioevo videro in quella della Fenice una chiara metafora con la vicenda terrena di Cristo che risorge dalla morte e non misero minimamente in dubbio la sua esistenza , inserita nel Physiologus, il più diffuso dei “ Bestiari “ dal quale il favoloso uccello 'volò' nell’immaginario collettivo degli uomini del tempo.

Dal mondo arabo, non meno suggestivo, proviene un altro racconto che ha come soggetto la Fenice, trasfigurata nell’uccello Simurgh. In una famosa epopea persiana del XIII° secolo, scritta in 4647 versi dal poeta Attar di Neyshabur, il "Mantiq al-Tayr" (Il verbo degli uccelli), trenta uccelli di razze diverse si mettono in volo per raggiungere il loro mitico re, il Simurgh, appunto, compiendo un percorso mistico che li porterà, dopo mille traversie e defezioni, all’autoconsapevolezza ed alla rinascita spirituale incarnate dal Simurgh stesso.

Anche la gelida Russia conosce la Fenice che viene descritta nelle tradizioni popolari con il nome di 'uccello di fuoco', un magnifico volatile che “vien da luoghi lontani ed è ricoperto di piume rosse” del quale la leggenda è stata resa popolare in Europa dal balletto omonimo di Sergej Diaghilev e Igor Stravinski.

Molto lontano dal nostro emisfero e dalle nostre coordinate temporali, nel Messico precolombiano Quetzalcoatl, Dio Uccello (o serpente piumato) aveva il dono di morire e risorgere. Era un grande sovrano e latore di civiltà. La mitologia del popolo tolteco ne parla come di un re che morì nello Yucatan sul rogo, come appunto la fenice.

Forse proprio la lontananza fisica dagli 'avvistamenti' del favoloso uccello ne accresce la fama .... e la distanza, tanto che il famoso poeta Pietro Metastasio (1698 –1782) conia per la Fenice l’epiteto di 'araba' che, da allora, l’accompagna sempre.

La bellezza della Fenice e l’incanto del suo volo, sogno nel sogno, hanno fatto sì che gli uomini la rivedessero nel cielo e chiamassero con questo nome una costellazione dell’emisfero del Sud. La stella più brillante di questa è Ankaa - la testa della fenice – una stella di colore arancio di grande luminosità.

E’ piacevole ricordare che esiste anche una storia italiana di cui sono protagonisti l’araba Fenice e il poeta Gabriele D’Annunzio, notoriamente grande evocatore di simboli. I proprietari di una importante attività commerciale, distrutta nel corso di un terribile incendio, chiesero all’amico poeta un nome ben augurante per la nuova attività che avrebbe dovuto nascere dalle ceneri della vecchia e D’Annunzio, memore del mito della fenice che rinasce dal fuoco in cui è arsa, coniò il nome 'La Rinascente'. Evidentemente la mitica Fenice diede la sua protezione al nuovo
esercizio commerciale che ebbe un successo notevolissimo che si perpetua ancor oggi nelle varie filiali “Rinascente” presenti in tutta Italia.

 
Lo spirito di conoscenza che contraddistingue la nostra epoca ha portato vari studiosi sulle tracce dell’araba Fenice: facendo riferimento alle opere dei poeti romani, si è ipotizzato che il mito possa essere basato sull'esistenza di un vero uccello che viveva nella regione mesopotamica al tempo degli Assiri.

Un’altra interessante spiegazione del mito della Fenice, è data dagli ornitologi che la identificano con alcuni grandi volatili che sbattono le ali sul fuoco per uccidere i parassiti di cui sono portatori col fumo.


Oggi il grande revival di questo mito potrebbe forse essere correlato alla constatazione che in un momento di cambiamento quale l’attuale, la rinascita, senza la perdita dell’identità precedente, ma anzi partendo da questa per raggiungere un livello superiore di benessere e felicità, potrà essere non solo possibile ma delicata e ariosa “come se fosse un volo”.

Mariagraziella Belloli è docente presso l'Università degli Studi di Bari.
  immagine dipinta dell'araba fenice